Cos’è la progettazione partecipata?
E’ una modalità speciale del costruire le cose, che possono essere le idee, un edificio, un abito, un programma per computer, dove l’utente finale è messo nelle condizioni di ideare e co-progettare l’artefatto con pari dignità di chi lo costruisce.
Nell’ambito più specifico dei sistemi informatici, e più precisamente in quello dei sistemi informativi, una delle ragioni più evidenti della difficoltà di costruire programmi che siano realmente risposta ai bisogni degli utenti, è che ci li fa non corrisponde con chi poi li usa!
Investigare i requisiti a priori, prima che si generi il cambiamento indotto dalla tecnologia che verrà, è un paradosso. Perché produrre un software significa cambiare le pratiche di lavoro di chi lo userà, che non è quasi mai in grado di prefigurarsi i bisogni del cambiamento prima che questo avvenga.
I requisiti emergono quando la tecnologia è in uso!
E’ un’altra delle grandi evidenze delle pratiche ingegneristiche del design del software.
Perché?
Perché nell’uso dei sistemi informatici non sono in gioco solo i dati e le informazioni, ma anche valori umani quali l’intelligenza, il linguaggio, la razionalità, la conoscenza. Valori che non sono investigabili a priori ma che caratterizzano l’esperienza che ciascun utente fa nel vivere il cambiamento del proprio lavoro, anche quando viene indotto da strumenti informatici nuovi.
La progettazione partecipata dei sistemi informativi nasce originariamente in Scandinavia e rappresenta un approccio moderno alla progettazione dei sistemi informativi, in cui le persone destinate ad interagire con il sistema giocano un ruolo cruciale nel progettarlo.
Due concetti fondamentali:
1. l’apprendimento reciproco, in cui le persone condividono le diverse pratiche di lavoro e traguardano le possibilità di sinergia e integrazione
2. il design-by-doing (progettare tramite il fare), nel quale la progettazione hands-on e il learning-by-doing sono supportati da attività di raffigurazione e modellazione (modelli prodotti dalla condivisione di conoscenza)
Ma si può far progettare i programmi informatici da chi li userà?
Gli utenti provano i nuovi strumenti prima che vengano realizzati e verificano, nell’uso, che dati, informazioni e soprattutto conoscenza vengano integrati e siano accessibili nel rispetto di un cambiamento sostenibile.
Consiglio anche di leggere:
“Non progettiamo soltanto nuovi artefatti tecnologici ma cambiamo il lavoro e la vita delle persone che li useranno” – Terry Winograd
